sabato 10 luglio 2010

Avventuriero,

le tue parole, sebbene centellinate dalla sorte, riescono sempre a colpire forte allo stomaco... e tra le nuvole dello Stelvio ho incrociato i tuoi occhi.

La musica di Graig Armstrong accompagna il ritmico ticchettare delle mie dita sulla testiera.
Scrivo e non razionalizzo. Ti scrivo e mi scrivo nascosta fra le righe di questo foglio bianco.

E' passato un anno intenso, farcito e svuotato in continuo alternarsi ... la Tesi, il corso di montaggio, le terre selvagge della Nuova Zelanda, la mia prima spedizione con La Venta e infine la paura pandemica, dalle sbiadite tonalità azzurrognole.

Vorrei raccontarti un mondo e ascoltare il tuo Tempo... e ancor di più vorrei poterlo fare sdraiati sotto un albero, sull'erba fresca...

Il dono che ci univa era immaginifico e sono certa che riuscirai a vedermi anche solo leggendo frammenti ed echi...

...

Terminava Settembre. Finita la stagione estiva 2008 in quel di Vieste, per paura di mangiarmi qualche essere umano innocente, decisi di partire.

Gap Year. Nuova Zelanda.

Trasvolai agli inizi di Novembre come personal assistant in una famiglia italo-kiwi.

Gunyah, la ex-tenuta del primo ministro neozelandese riposava nelle desolate Canterbury Plain.
Una casa-museo in cui tutto trasudava di colonia inglese...a nascondere metri cubi di polvere, argenteria da lucidare e aiuole da rifinire che neanche la regina di cuori di wonderland si sogna!
Una guest house di livello; enormi letti queen o king, scrittoi antichi, quadri, vasellame, finestre intessute a colori e stemmi regali.
Una famiglia accartocciata su se stessa con finte braccia allargate per raccogliere denaro dall'ospitalità: tre marmocchi, di cui due russi addottati, due coreani in anno di studio forzato, praticamente invisibili, ed una giapponese con un sorriso da girovita eccessivo, partita quasi subito dopo il mio arrivo.

Sotto le false spoglie di personal assistant figuravo come domestica di corte. L'estate si avvicinava a gran passi e l'accordo lavorativo, che su carta appariva libertinario, si stava trasformando in una gabbia.

Dispersa nelle Canterbury Plain meditavo la fuga...


Mercoledì, 26 Novembre 2008

Il mio viaggio nella lontana Nuova Zelanda si sta, per il momento, rivelando salto in assenza di gravità.

Come Alice galleggio in una tunnel verticale in cui fluttuano pagine scarabocchiate, disegni appena abbozzati e fotografie ormai ingiallite.

Galleggio, cado e galleggio di nuovo cercando di afferrare oggetti che fatico a raggiungere ... alle volte anche solo a riconoscere.
Assenza di gravità e nessun senso direzionale... è dura anche solo mantenere una posizione, dignitosa o meno
Questa avventura potrebbe essere un percorso insolito per andare dove voglio andare ... ?
Scavo dall'alto e scendendo verso il basso cerco di capire dove mi sono persa; dove è iniziato tutto.
Mi distacco, mi distanzio... E' così difficile plasmare forme mai viste...

Imparo molto e mi stanco molto, di tutto e di tutti; ciononostante ad ogni nuovo sole il desiderio di cose nuove ritorna a pulsare nelle tempie.

Vorrei lasciare Gunyah ma ancora non è il momento.
Arriverà e allora sarà il rush finale, in solitaria, prima di toccare il fondo e spingermi di nuovo verso l'alto, con rinnovata energia e lo sguardo che punta lontano.

In giardino vive realmente un coniglio. Dovrei forse seguirlo per scoprire se nel panciotto nasconde un orologio ...



Venerdì, 5 Dicembre 2008
Dust & Butter

Attendo,
Davanti ad una finestra socchiusa attendo,
Davanti a montagne innevate attendo,
La scia di polvere sollevata da un'auto in corsa mi offusca la vista.
Ed è sempre la scia sbagliata.

Muoversi significa sentire il peso dell'aria?
In questi giorni mi sembra un macigno.
Un mese è passato, soffiato via o aspirato dall'aspirapolvere che quasi ogni giorno mi trascino dietro. I miei giorni sembrano chiusi lì dentro, al fianco di mosche venute qui a morire, sui vetri della Gunyah Valley.

Mi sento sepolta tra la polvere, come la rosa di plastica di un piccolo principe fasullo.
Tutto appare uguale ed immobile; perdo il gusto.

Vorrei compagnia e sensazioni forti appiccicate addosso.
Vorrei burro di cacao su labbra screpolate e invece ho solo giallo burro su toast sbriciolati.

...

... La vigilia di Natale abbandono Gunyah e tutti i miei bagagli e mi imbarco per l'isola del Nord ... con rinnovata energia e lo sguardo che punta lontano. :)

Ho viaggiato in lungo e in largo per due mesi, di cui uno in furgone: materasso buttato dietro, zaino da trekking, spesa ridotta al minimo, compagni di viaggio raccattati qua e là. Non ho mai provato cosi' tanta meraviglia e libertà come sulle strade che si snodano lungo le coste neozelandesi, tra le felci giganti di smisurati parchi nazionali, ghiacciai pericolanti e spiagge dalla nera sabbia vulcanica.

Troppe immagini si affollano e spingono per emergere ed io, ad oggi, ancora non riesco a descriverle ...

Tornata al punto di partenza, Christchurch, ho deciso che dovevo tentare di far fruttare la mia Working Holiday Visa. Impresa non facile.

Un ostello del centro come campo base e un accordo con Xing, il titolare coreano, mi hanno permesso di riposare un po' e, lavorando solo poche ore a settimana, risparmiare sull'affitto della stanza, un dormitorio femminile a quattro letti con bagno privato.

Quale mondo al femminile è passato da quella stanza!

Dopo tre settimane ne avevo abbastanza della vita da truppa e mi sono cercata casa.

Il mese trascorso con Abbie, Els, due gatti e un cane, mi sono sembrati un sogno ed un incubo allo stesso tempo. La villa coloniale in legno bianco era circondata dalle colline, a pochi km dal mare, in un quartiere degno di essere utilizzato in un film di Stephen King... L'inglese buono ma non madrelingua non mi permetteva di fare il grande salto e mi accontentavo di fare l'hostess cameriera durante le partite di rugby o cricket nel vicino stadio.

La convivenza con le ragazze è stata magnifica, sospesa in perfetto equilibrio tra solitudine e condivisione, ma la voglia di partire si faceva via via pressante. Peccato il conto in banca parlasse chiaro.

Inaspettatamente, una sera, una mail invito della Venta; Tux e i ragazzi sono pronti per la grande attraversata della Cueva del Rio La Venta, in Chiapas. In settembre uscirà un libro fotografico interamente dedicato alla grotta.

Ho passato delle giornate di inferno cercando di costruire un itinerario di viaggio che mi permettesse di rientrare in Nuova Zelanda, dopo essere stata in Messico.

Niente da fare. Troppo antipodi, troppi pochi soldi.

Rientro in Italia, svuoto le valige, lavo, stiro, saluto e dopo nemmeno una settimana riparto.

Trenta ore di volo alle spalle, dieci che mi aspettano. Il jet leg come compagno.

Il viaggio verso il Messico non inizia proprio benissimo: a causa del maltempo perdo la coincidenza a Parigi.

Resto una notte in albergo super lusso con niente altro che un assegno di rimborso e una poquette di sopravvivenza della AirFrance. Fortunatamente avevo con me il portatile e riesco in qualche modo a mettermi in contatto asincrono con Tux.

Diciannove speleologi lasciano Città del Messico alla volta di Tuxla... uno indietro hanno lasciato...

Riuscirò a raggiungere il campo solo due giorni più tardi, con quattordici ore di viaggio in pullman e sei di abbandono delle speranze trascorse al bus terminal di Tuxla... Tux mi aveva dato numeri di cellulare senza prefisso :)

Il campo, installato nel giardino della casa messicana di Tux, era spartanissimo e brulicante di giovani in ansia da prestazione. Fino alla sera prima della partenza non avevo la benchè minima idea di come si usasse un discensore o una maniglia... alla seconda risalita, paonazza, ho capito il trucco.

Tullio, capo spedizione, ci divise in tre squadre; "...due affronteranno l'intera attraversata mentre la terza farà da sostegno, preparando il campo base lungo il Rio la Venta, nel fondo del Canyon".

Siamo pronti alla partenza quando gli anziani di Lopez, il piccolo villaggio in cui riposa la grotta, si oppongono alla nostra discesa. Ci riuniamo nella sede del consiglio, un edificio quadrato, nel cuore del villaggio. L'intera comunità si siede a discutere con noi; giovani donne in lunghi abiti logori annodati sopra il seno, o semplicemente abbandonati sul corpo, anziani dal viso spaccato dal tempo e dall'arsura e le nostre guide, unico baluardo in difesa della spedizione. I giovanissimi restano fuori spiandoci incuriositi con il naso intrufolato tra le nere sbarre alle finestre.

La prima inebriante esperienza di democrazia diretta e funzionante. La benedizione di Lopez si lascia attendere e giunge quando ormai avevamo perso le speranze.

Il pic-up ci lascia all'ingresso del terreno, scarichiamo l'attrezzatura e ci prepariamo alla lunga marcia. L'acqua è il problema maggiore, sento le labbra perdere di consistenza mentre continuo a ripassare movimenti e bloccaggi. Sono terrorizzata.

Con un'enorme bocca sensuale e rigogliosa la grotta attende gli impavidi; il gelido respiro intorpedisce i miei pensieri... e con lo sguardo cerco sostegno. Una mano salda mi afferra per l'imbragatura... "Vamos..."

Il capo del gruppo speleologico mi indica un albero arcuato, teso verso l'imbocco; è arrivato il momento di testare le mie conoscenze ancora solo teoriche...

Si parte ...

Io, Ceci e Chiara abbiamo disceso solo una parte della cueva per poi risalire, tornare in notturna al campo base, fare rifornimento e la mattina seguente ridiscendere i 500 metri di dislivello, con zaini stracolmi di cibo liofilizzato, crackers, tonno, barrette energetiche e cinque litri di rum fatto in casa... che dall'odore sembrava più alcool allo stato puro.

Ad accompagnarci uno stuolo di messicani, comprese donne e bambini che, carichi come muletti, camminavano alla bellezza di 30 km orari, mentre io annaspavo sotto il sole cocente.

Dopo cinque ore di cammino, superato l'imbocco della grotta, abbandonammo la pianura per la fitta foresta... il rumore del macete è qualcosa che non dimenticherò mai... soprattutto quando lanciato con forza su una roccia, a mozzare la testa di un serpente corallo. Velenosissimo.

Durante la ripida discesa al canyon un blocco di roccia bianca reso viscido dalla pioggerella notturna mi lasciò appesa ad un ramo con una caviglia semi-distrutta... e il mio zaino fini' ad aumentare le fitte di dolore sulle spalle di uno dei ragazzi. Si va avanti... mancano pochi metri.

Le guide non ci lasciarono sole nemmeno un minuto... "La Signorina ha bisogno di qualcosa? Ha fame? Ha sete? La signorina deve riposare dopo tanta strada!"...

La sensazione di spedizione coloniale mordeva feroce la bocca dello stomaco...

Tolti gli scarponi la caviglia cominciò a gonfiare. Non avevamo nessun kit di primo soccorso, lasciato tutto alle squadre in grotta, ma la medicina locale accorse subito in aiuto. Gigantesche foglie di Oka buttate su tizzoni ardenti e rum sputato dalla bocca di un santone; enormi mani cucinate dal sole frizionavano la caviglia e delicate vi appoggiavano l'Oka bollente.

Una bandana rossa come fasciatura ed un bastone ricavato da un ramo come sostegno.

Il letto del fiume sacro cade in un imbrunire che sembra eterno... Le pareti del canyon si incurvavano alte, sopra di noi, con un insolito effetto ottico, celando il sole prima ancora che arrivasse il tramonto.

Mi addormentai con una coperta di stelle, nascosta in un bozzolo di tela blu; voci sommesse davanti al fuoco e da lontano il richiamo delle scimmie urlatrici.

Non restava che aspettare e sperare che nel ventre della terra tutto fosse andato come da previsioni. Un infortunio nella Cueva del Rio La Venta implicherebbe lunghe giornate di ansia generale: qui non esistono squadre di soccorso speleo.

Notte fonda del secondo giorno, i ragazzi finalmente uscirono, alla spicciolata, completamente distrutti, ricoperti di fango fin sopra le orecchie ma con un sorriso che pareva illuminare l'intera notte chiapaneca.

Pesce fresco grigliato e tortillas fatte in casa. Il primo pasto reale in una settimana: una vera leccornia!

La risalita fu lenta e dolorosa per tutti. Molti avevano la febbre e montezuma aveva colpito con un attacco ingiustificato di dissenteria.

Sembrava più una spedizione della croce rossa! :)

Nonostante tutto, e dopo aver ritrovato un gruppo di dispersi, ci ritrovammo al campo base a festeggiare con minestrone e birra.

L'infortunio alla caviglia non mi permise di fare la microspedizione dei giorni seguenti; mesta ritornai a Tuxla dove Tomas mi aspettava per iniziare a lavorare per GMP - Geographica Mexico Project.

E qui inizia un'altra storia, che ti farò breve.

Ho lavorato improvvisandomi un po' in tutto: assistente riprese, tecnico audio, montaggio ma sopratutto come fotografa e grafica...

Saltellando da un genere all'altro, dalla pubblicità alle selezioni regionali per Miss Chiapas, dalle fiere messicane alle riprese in discoteca, è passato un mese.

La vita in Tuxla era... spesso cosi'... :)

...

Serata insolita: niente tv, ufficialmente "assunta" come monitor per le riprese, niente internet e poca voglia, purtroppo, di leggere.
Notte di niente.
La temperatura non sembra voler scendere sotto i 30°, sento la polvere della strada appiccicata adosso, ci vuole una doccia.
Mi alzo, controvoglia, e mi trascino mollemente verso il bagno. Girando la monopola dell'acqua, le tubature ormai asciutte sibilano il loro solito lamento. E figurati!
In questi casi é necessario armarsi di santa pazienza e improvvisarsi spurgatori di grande esperienza... e di esperienza, in queste settimane, ne ho fatta molta. Riempio la bottiglia di acqua, potabile purtroppo, e mi metto all'opera: avvio la pompa, apro la valvola, riempio lentamente il tubo attendendo il rigurgito arrugginito.
Non mi resta che aspettare. Nel giardino dalle alte pareti di cemento rosa dondolo su una sedia da ufficio nera, consunta, sporca di vernice. I piedi appoggiati a modi molla, sul muretto.
Ed ecco la Uacanà con il suo verso ripetitivo, squillante e soffice al tempo stesso. Mi piacerebbe vederla, se si può vedere qualcosa di trasparente e tremendamente veloce, intendo.
Il vecchio frigorifero si accende brontolando, succhiando energia alla lampadina sospesa sulla cucina; alzo la testa in cerca della luna; scomparsa...
Improvvisa una cascata d'acqua in pieno viso. La cisterna sul tetto è piena.
Ultimo brivido della serata: staccare la spina che tiene in funzione la pompa.
Dalle finestre dei vicini un mescolarsi confuso di voci e musica... i Ricchi e Poveri in versione messicana: una colonna sonora perfetta.

...

Il caldo mostruoso rendeva i movimenti al mercurio...

Poi la pandemia. " Morte 143 persone di influenza suina: panico a Città del Messico"...


Sono abituata a camminare guardando per terra ma ora tento di farlo il meno possibile; quella leggera ombra azzurrognola sotto gli occhi sta diventando insopportabile.
Una masherina impalbabile, celeste cielo mi fa inciampare sui massi, sull'immondizia sparsa sulla strada, sui miei stessi piedi impolverati...
Il calore è insopportabile e piccole gocce di sudore si accalcano sul contorno delle labbra.

Come indiani diffidenti, alziamo la mano, a distanza salutiamo chi non appartiene alla nostra famiglia...
Asettici, spaventati indiani di Tuxtla.
E la mia tribù vive su un altro continente.

Il centro commerciale è lento brulicare di chirurghi con la licenza di uccidere, al primo starnuto.
Acquisto cibo chimico da ingurgitare velocemente rincorrendo i pensieri

Mi pizzica la gola, il naso, gli occhi ... Il cervello è una macchina perfetta, un laboratorio di creazioni spaventose, di immagini, di virus mentali

...

Il pianto di mia madre mi costrinse ad una telefonata in tiro alla fune con BritishAir. Rientrai in Italia celando qualche linea di febbre, causata dall'aria condizionata in ufficio - obbligatoria! previa l'esplosione immediata del Mac - ...
"Quarantena bisettimanale", ottima per pensare a come rimpinguare le mie finanze.

Niente di più semplice: una nuova stagione alberghiera... - e dire che sapevo bene quali fossero le condizioni e conseguenze, sopratutto psicologiche, di tale scelta -

...

Fino alla fine sperai di poter evitare la partenza inviando centinaia di curriculum. Ovunque. Inutilmente.

Agli inizi di Giugno partii alla volta della Puglia.
Man mano che il tempo passava, la sensazione di incartapecorimento si faceva reale... finchè arrivarono un paio di risposte e proposte interessanti per settembre.

Parlai al titolare e diedi le dimissioni a partire dal 20 Agosto.

...

Mancano poche settimane alla mia partenza...

Un anno da sovraccarico emotivo mi ha lasciato senza fiato; incapace di controllare l'onda sono fuggita, svenuta, scaricando al suolo il fardello di un corpo che non ha saputo reggerne l'intensità. Il tempo a disposizione per pensare si è improvvisamente dilatato..

Ora voglio ascoltare il ticchettio delle tue dita sulla tastiera ...


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